Quando la solidarietà internazionale vince la sfida del destino

Ci sono esistenze che nascono come una sfida alle leggi della natura. Karyna Kovalchuk, nata nel 2009 alla ventisettesima settimana di gestazione, è arrivata al mondo con un peso di soli 600 grammi. Una fragilità estrema, un battito sottile che ha dovuto attraversare il buio della terapia intensiva, tra intubazioni, trasfusioni e interventi chirurgici. Un percorso segnato dal dolore, dalla paura, ma anche da una speranza più forte di qualsiasi pronostico.

Oggi Karyna sta crescendo, ma le cicatrici di quella nascita prematura continuano a manifestarsi nelle sfide del presente. Il ritardo nel linguaggio, le difficoltà nella socializzazione e la barriera di una lingua — l’ucraino — che resta il suo unico rifugio comunicativo, rappresentano ostacoli che nessuna bambina dovrebbe affrontare da sola.

In un contesto in cui la burocrazia si arresta spesso davanti alle lunghe liste d’attesa e le barriere linguistiche rischiano di isolare chi è già vulnerabile, l’azione del Corpo Internazionale di Soccorso (CIS) è diventata il vero motore del cambiamento.

Grazie a una straordinaria mobilitazione — una raccolta fondi sostenuta con dedizione dai volontari del Corpo e guidata con fermezza e umanità dal Presidente, il Marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli — il percorso riabilitativo di Karyna non si è mai interrotto. Oggi, grazie a questa catena di solidarietà, la piccola continua a ricevere logopedia, psicomotricità e monitoraggio neuropsichiatrico presso l’Ospedale Santobono di Napoli, dove ogni giorno si costruisce un futuro possibile.

Un ringraziamento speciale va alle promotrici del progetto e volontarie del CIS: la dott.ssa Simona De Tilla e la dott.ssa Stella Lubrano, con il prezioso ausilio dell’avv. Caterina Albano, che hanno garantito continuità, competenza e umanità in ogni fase del trattamento.

Tutto questo è stato possibile anche grazie all’intervento del dott. Paolo Monorchio, dirigente del reparto neurologico dell’Ospedale Santobono, che ha reso concreto un percorso di cura che, altrimenti, avrebbe rischiato di fermarsi.

Infine, un grazie di cuore va a tutti i volontari che hanno fatto sì che la raccolta fondi andasse a buon fine, e in particolare al dott. Adriano Zeni, al dott. Diego Molinari, al dott. Michele Finaldi e a tutti coloro che hanno dedicato tempo, energia e cuore a questa causa.

In questo modo, il diritto alla salute smette di essere un concetto astratto e diventa una realtà concreta, fatta di impegno, cura e presenza. Sostenere Karyna significa credere che quei 600 grammi di vita possano oggi pesare quanto il futuro di una cittadina del mondo, finalmente integrata e protetta.

La sua battaglia è la nostra battaglia: quella di non lasciare nessuno indietro, specialmente quando il destino ha chiesto così tanto, così presto.

Francesco Pucci Muscariello